giovedì 30 dicembre 2010

Il narghilè o shisha


Sono tanti i nomi attribuiti alla pipa d’acqua: in Turchia è chiamata narghilè, in India hookah e in molti paesi orientali, shisha, mentre gli inglesi delle colonie la chiamavano hubble bubble,  per il gorgoglio prodotto quando è accesa.
Pare che la prima pipa ad acqua sia nata in India e fosse ricavata dal guscio di una noce di cocco. Piuttosto rozza e molto semplice incontrò però il favore dei persiani e poi dei turchi, che  nel XVI secolo la trasformarono nella sontuosa pipa che da allora  non cambiò più la sua forma. 
Generalmente alti dai 60 ai 90 centimetri circa, i narghilè sono fatti di vetro e ottone  decorati, incisi con caratteri dell'alfabeto arabo ed hanno un fascino particolare che rievoca atmosfere da “ mille e una notte”. Racconti antichi narrano che alcuni sultani usavano fumare una speciale  miscela  di oppio, profumo e perle frantumate, ma è sbagliato associare i narghilè all'uso di droghe illecite come hashish  e oppio. La storia, infatti, racconta che non tutti i tabacchi erano adatti  e soltanto un tipo di tabacco scuro, importato   dall'Iran, trovò il favore dei fumatori turchi. Questo tabacco  veniva lavato molte volte prima dell'uso, era molto forte e per  bruciarlo si adoperava soltanto carbone di quercia. Alcuni fumatori usavano mettere ciliegie aspre o acini di uva nell’acqua, per rilassarsi con il loro movimento nel liquido , altri invece aggiungevano succo di melagrana o olio di rosa per dare aroma. Ancora oggi viene utilizzato un tipo di tabacco che può essere aromatizzato alla mela, all’albicocca, alla fragola, alla cannella o alla menta ed è noto con il termine arabo di "marsaal". Per  creare questo tipo di tabacco, le foglie vengono immerse in uno sciroppo  di frutta  oppure in un liquido con il sapore preferito fino a che l’aroma non è assorbito.
Il narghilè è formato da quattro parti distinte.
Il govde è la base di vetro o cristallo che contiene l'acqua, questa assicura che il fumo  prodotto dal carbone rovente sia filtrato  fuori per dar modo al fumatore di godere soltanto del sapore del  tabacco. 
Dalla base parte il marpuc, il tubo di ottone che forma la parte  media. Segue il tubo flessibile che  comincia dal marpuc e si  chiama agizlik, mentre il piccolo vaso di terracotta, chiamato  lule e posto in cima, fa da contenitore del tabacco.  Quando il  fumatore inala attraverso l'agizlik l'aria che va dal  basso in alto del morpuc crea il tipico suono gorgogliante. Sul lule viene  posto anche un pezzo di carbone rovente isolato  dal tabacco per  mezzo di una piastrina di alluminio bucherellato. Il bocchino è quasi sempre d'ambra pregiata perché nei tempi remoti si riteneva che l'ambra allontanasse  i germi e potenziasse la virilità.
Note le sue virtù; pare infatti che sia molto rilassante dopo una giornata di stress  o un pasto copioso, che tolga la tensione ai muscoli del tratto cervicale  ed a quelli delle spalle, che prepari al sonno senza produrre cattivi  odori nella camera e al risveglio la bocca sia fresca come una rosa. 

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giovedì 2 dicembre 2010

La cittadella di Bam


Era la notte del 26 dicembre 2003 quando un sisma  di forte intensità scosse la Repubblica Islamica dell'Iran , devastando la storica città di Bam (nella regione di Kerman), patrimonio dell' UNESCO e mietendo decine di migliaia di vittime. 
Arg-e-Bam ( in persiano "la cittadella di Bam"), era una grande fortezza nel cuore della città stessa.  Costruita più di 2000 anni fa, con mattoni di fango, argilla, paglia e tronchi d'albero di palma, era un vero e proprio gioiello architettonico.
Per la sua posizione sulla Via della Seta, al confine orientale della Persia, fu continuamente soggetta ad aggressioni, tuttavia nessuna di esse ebbe successo. L'unico ad arrivare ad un soffio dalla conquista fu Mahmoud, re afgano, che nel sedicesimo secolo cinse d'assedio la fortezza senza alcun risultato, sino al tradimento di uno degli abitanti che gli suggerì di deviare il fiume e di portare l'acqua intorno alle mura, queste fatte di fango si sarebbero sciolte consentendogli l'accesso. Così avvenne, ma dopo l'attacco l'esercito afgano si trovò davanti ad altre due cinta di mura e così scoraggiato abbandonò l'impresa. 
A quell'epoca la città, con i suoi 10.000 abitanti, spaziava su una superficie di 6 km quadrati ed era fortificata da possenti mura congiunte da 38 torri. Rimase in uso fino al 1850 e non si conosce con certezza il motivo per il quale venne poi abbandonata.

Curiosità
Secondo la mitologia iraniana, il nome Bam deriverebbe da “Bahman”, un antico re mitologico di cui parlò Ferdowsi nel suo lavoro più famoso “Il libro dei re”( Shahnameh). In questo poema Bahman, figlio di Esfandiyar, lottò contro Faramarz, figlio di Rostam, e riuscì a sconfiggerlo grazie ad una tempesta di sabbia che ostacolò il rivale. Bahman per festeggiare la vittoria costruì una fortezza sulla stessa collina dove ora si trova la cittadella.
In questa città è stato girato il film di Valerio Zurlini ispirato al romanzo "Il deserto dei tartari", di Dino Buzzati.

 
   La cittadella prima e dopo il sisma   L'ingresso principale "Porta di Narmashir"

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