venerdì 22 giugno 2012

I capi religiosi nell'Islam

Maroc - Casablanca 1928 -  Le Marabout de Sidi Belyout 


Quante volte si sono sentite pronunciare parole come mullah, ulema, imam, mufti’, parole che identificherebbero una specie di autorità islamica, paragonando il tutto al cattolicesimo. In realtà, secondo la shari’a, non esiste alcuna altra autorità su tutti gli uomini, se non quella di Allah. Non esiste nessuna forma di clero, in quanto nell’Islam non ci devono essere mediatori fra Dio e l’uomo. I vari mullah, ulema e mufti’…sono ( o almeno dovrebbero essere) solo studiosi della teologia e della legge islamica, con al massimo un ruolo di consiglieri verso la popolazione o verso le singole persone in caso di dubbi sulla religione, ma in ogni caso, la loro parola non è nient’altro che la parola di un uomo come tutti gli altri che va valutata e deve essere motivo di approfondimento personale sulla shari’a.
Il mufti, in quanto uscente da una scuola coranica, è l’unico che ha l’autorità di deliberare se una cosa è halal o haram ( lecita o proibita nell’Islam), ma pur sempre deve confrontarsi con l’opinione di altri studiosi islamici e rimane comunque sempre la parola di un uomo.
Imam: (colui che confida pienamente in Dio) nei Sunniti è il capo della moschea. Il primo imam fu Abramo. Negli Sciiti erano i discendenti di Alì che possedevano le doti spirituali-religiose e politico- militari di Maometto.
Mullah: è uno studioso della shari’a, un erudito, un dottore in materia.
Gli Ulema sono coloro che hanno raggiunto la vetta della scienza religiosa. Dottori, teologi, mistici dell’Islam.
I Mufti sono coloro che trattano la legge islamica quando si tratta di casi esplicitamente contemplati dalla Legge Scritta. Decidono in base al Corano ed alla tradizione, la Sunna,  cosa è peccato e cosa è osservanza. Sono coloro che emettono le Fatwa, le sentenze che hanno valore di legge e sono esecutive. 
I Marabutti sono coloro che hanno raggiunto un particolare stato di venerazione da parte del popolo a causa della testimonianza esemplare di vita e dottrina. Nel corso della storia furono missionari-guerrieri presso le tribù nordafricane. Oggi sono i santoni locali il cui intervento è richiesto dal popolo per guarire dalle malattie, per benedire i matrimoni, per accendere la fede personale, per gli esorcismi, etc etc...
Il termine "marabutto " si riferisce anche al mausoleo che ospita le spoglie del sant'uomo ed è oggetto di culto popolare.


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sabato 2 giugno 2012

I riad marocchini


Il riad (giardino) nasce, in origine, come giardino chiuso d'ispirazione andalusa, diviso in quattro settori e ornato al centro da una fontana d'acqua corrente. Si tratta in pratica della ricostruzione di un'oasi, che nella tradizione musulmana prefigura il paradiso celeste. Nella visione islamica, il Paradiso, o Eden, è infatti descritto come la sorgente di quattro fiumi, tra cui il famoso Al-Kawthar citato nel Corano. Anche nel riad l'acqua è onnipresente, grazie ad un sistema di canalizzazioni, sotterranee o superficiali, che alimentano la fontana o in alternativa una vasca. Dal riad prende il nome per estensione la casa che sorge attorno al giardino interno, dove incassate tra i  vialetti rettilinei, le aiuole traboccano di piante e di alberi: agrumi, melograni, cipressi, rampicanti, palme da dattero e banani. Le fragranze dei fiori d'arancio, di gelsomino, dei giacinti, dei narcisi, della menta e del rosmarino impregnano l'aria al calar della sera ed esaltano il senso di frescura che si leva dalla fontana e dai canali di irrigazione.  Il riad è concepito come luogo d'incontro e di piacere condiviso, dunque in grado di accogliere molte persone. Il patio, pavimentato in marmo o zellij, è talora circondato da portici su eleganti colonne, che consentono ai residenti e agli ospiti di passare da un luogo all'altro della casa al riparo del sole e dalle intemperie. Sul porticato si affacciano lunghe stanze rettangolari, principalmente sale e camere che ricevono luce da una serie di finestre basse, ornate di volute di ferro battuto. Nelle dimore più agiate tutti gli accessi alle stanze sono chiusi da battenti di cedro lavorato. La cucina, l'hammam, la dispensa e la scala che conduce ai piani superiori sono situati agli angoli del riad. Le dimensioni dell'abitazione, il numero delle logge e la profusione di decorazioni dipendono dallo status del proprietario, fino ad arrivare a riad che sono vere e proprie residenze principesche. Il palazzo della Bahia di Marrakech, eretto alla fine del XIX secolo dal Gran Visir, occupa una superficie di otto ettari e comprende vari cortili, un riad, un patio porticato e numerosi appartamenti ed è proprio a Marrakech che si trova il maggior numero di queste abitazioni tradizionali.
Queste grandi residenze, risalenti in alcuni casi a tre secoli fa, sono state negli anni passati, man mano abbandonate dalle intere famiglie che le abitavano a favore delle ville moderne costruite sul modello europeo fuori dai confini della città storica. Da una decina di anni, i riad, radicati nelle medine, sono oggetto di riscoperta da parte dei marocchini e degli stranieri; ristrutturati sono diventati per la maggior parte hotel.

Tratto da "Marocco" edito da DeAgostini

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