martedì 10 febbraio 2015

Matrimonio in Pakistan



In Pakistan il matrimonio è considerato l’evento cardine della vita sociale degli individui, soprattutto per le donne: “sistemare” adeguatamente le proprie figlie è il principale assillo per i padri pakistani. L’età media delle spose si aggira sui vent’anni e l’unione è quasi sempre combinata dalle famiglie. La scelta del coniuge viene fatta preferibilmente tra cugini di primo grado poiché si ritiene che la parentela possa cementare il legame offrendo maggior garanzie in caso di eventuali controversie o incompatibilità. E’ importante sottolineare che alcune usanze seguite nei matrimoni pakistani non hanno alcun fondamento nell’Islam ma provengono da tradizioni della cultura indù. Durante la cerimonia di fidanzamento (mangni), che segna l'impegno formale della coppia , si decide la data delle nozze. Da 8 a 15 giorni prima del rito matrimoniale, la sposa entra in stato di isolamento (mayun); non le è più permesso lasciare la sua casa né vedere il futuro marito, ma iniziano per lei i rituali di abbellimento. Sulle mani e sul viso della ragazza si applica ogni giorno, fino al matrimonio, una pasta(uptan) a base di curcuma, polvere di sandalo, erbe e oli aromatici, portata in dono dalla madre dello sposo. Il giorno prima del matrimonio si svolge il rasm e mehndi (henna party) cerimonia tra donne dove si applica il mehndi (henna), si canta, si balla e si fanno riti per allontanare il male (sadka). La sera viene organizzata una cena per gli ospiti, ma alla sposa non è permesso prendere parte alle celebrazioni e deve mantenere il viso nascosto dal velo. La cerimonia  ufficiale di matrimonio inizia con il baraat, processione di familiari, parenti e amici dello sposo che accompagnano lo sposo a casa della sposa. Lo sposo( groom) percorre la strada in sella ad un cavallo riccamente bardato o su una macchina seguito da tutti i parenti e viene accolto dalla famiglia della sposa con ghirlande di fiori e petali di rosa. La cerimonia ufficiale di nozze (neekah) si svolge a casa della sposa e qui la nuova coppia suggella con la propria firma il contratto di matrimonio (neekah-naama). Il neekah-naama contiene tra l’altro le condizioni che devono essere rispettate da entrambe le parti come il diritto della sposa di divorziare dal marito e l'importo monetario che lo sposo dovrà versare alla sposa (meher). Il meher comprende due importi, uno dovuto prima che il matrimonio sia consumato e l'altro in un tempo stabilito; questo garantisce una certa sicurezza per la sposa all'interno del matrimonio. I padri dello sposo e della sposa (walis) agiscono come testimoni di nozze. Se il padre non è disponibile, il maschio più anziano della famiglia prende il suo posto. Il quazi, cioè l’autorità religiosa, legge versi scelti dal Corano e attende il Ijab-e-qubul (proposta e accettazione) di matrimonio. Dopo la formula “qabool Kiya” (accetto e firmo) pronunciata da entrambi gli sposi e le firme dei testimoni, il quazi recita la Fatihah, il primo capitolo del Corano, che segna la fine della cerimonia. Ora la coppia può vedersi allo specchio e la sposa svela il suo volto che ha tenuto nascosto durante il neekah ( Mooh dikhai). Agli invitati viene offerto un magnifico banchetto. Nel frattempo la sposa attende, lontano dai festeggiamenti il momento del ravanghi (la partenza) che rappresenta il momento culminante di tutta la cerimonia nuziale: lo sposo entra nella stanza dove la sposa, che indossa ricchi abiti di colore rosso, sta aspettando e in questo modo, sotto gli occhi di tutte le persone presenti, gli sposi diventano ufficialmente marito e moglie. Verranno quindi scortati in una stanza appositamente addobbata (sag) dove passeranno la loro prima notte di nozze (basarti). Il giorno successivo (valima) i festeggiamenti riprendono a casa dello sposo. Ruksati è la cerimonia per salutare la sposa prima della sua partenza per casa dello sposo. Chauthi è l'usanza di riportare la sposa a casa dei suoi genitori alcuni giorni dopo il matrimonio. Di solito sono i fratelli della sposa che eseguono questa tradizione.



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