lunedì 22 febbraio 2016

Chefchaouen



Chefchaouen è una piccola città a sud-ovest di Tangeri, nel cuore della catena montuosa del Rif. Ha una ricca storia, uno splendido ambiente naturale e una architettura meravigliosa, ma ciò che più la rende famosa è il suggestivo e vivace colore blu delle pareti di molti degli edifici situati nella "città vecchia", o medina. Questa pittoresca cittadina di montagna, fondata dagli spagnoli nel 1471 lungo la rotta commerciale che collegava Tetouan e Fez, è suddivisa in una parte orientale (medina), e una metà occidentale (Ciudad Nueva, o città nuova). Il cuore della medina è Plaza Uta el-Hammam, con la sua inconfondibile kasbah. Qui gli uomini vagano per le strade con lunghe vesti con cappucci a punta conosciuti come jellabas e le donne tessono tappeti marocchini fatti a mano  con lana, pelo di cammello, fibra di cactus, e coloranti naturali dalle montagne circostanti.
Dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Chefchauoen è rimasta fuori dalle principali rotte turistiche del Marocco  per lungo tempo; nella città infatti, per secoli considerata sacra, era persino proibito l’ingresso agli stranieri. Solo negli anni ’50 le cose sono cambiate, motivo per cui ora Chefchaouen si è rivelata al mondo ed è divenuta una meta turistica, ma ancora al riparo dal turismo di massa. Ma a cosa è dovuto il blu delle pareti degli edifici? Secondo alcuni risale al 1930, ad opera di rifugiati ebrei che dipinsero tutto di blu per rappresentare il cielo e il paradiso; altri invece sostengono che il colore sia nato per allontanare le zanzare, rievocando la tinta dell’acqua cristallina; sta di fatto che la città è spesso chiamata "la perla blu del Marocco.”

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