sabato 15 ottobre 2011

La leggenda di Haroot e Maroot


Mashad - Santuario Imam Reza

Tanto tempo fa, dopo la morte di Adamo, il genere umano ricadde nel peccato e gli angeli ne furono profondamente indignati. Sapendo che la terra era munifica, pensavano che vivere nel rispetto delle leggi del Signore fosse semplice come pescare nelle acque del Golfo, ma ovunque posavano lo sguardo, vedevano esseri umani che rubavano, che mentivano, che imbrogliavano e che ammazzavano i loro simili. Decisero così di dimostrare a tutto il genere umano come vivere vite rette e integerrime. Scelsero due tra di loro; Haroot e Maroot, esseri sapienti dotati di arti magiche e li inviarono sulla terra, per dimostrare che essi avrebbero saputo facilmente astenersi dai peccati comuni fra gli uomini: idolatria, violenza, intemperanza e soprattutto le tentazioni della carne. Nel giro di pochi istanti Haroot e Maroot assunsero forme umane e si materializzarono nella città di Mashad, ritrovandosi nel cortile del luogo più sacro di tutta la Persia, il Santuario dell’Imam Reza. Tra tutti i pellegrini presenti, videro una donna bellissima, Al-Zuhra, splendente come una stella e trovandosi esposti, nella loro forma umana,  a tutte le tentazioni degli uomini, immediatamente la desiderarono. Grazie alle loro arti magiche riuscirono a conquistarla e in cambio della promessa di un suo bacio  furono disposti a rivelarle le parole necessarie per  avvicinarsi a Dio. Quando udì le parole magiche, la mente di Al-Zuhra si riempì di quel suono maestoso  ed il suo corpo divenne fresco e leggero come l’aria. Tutti i suoi desideri furono esauditi  e in un solo istante si trasformò in un pianeta della terza sfera (Venere) risplendente di luce pura.
Haroot e Maroot si accorsero, nel frattempo, di  essere  spiati da un uomo e per paura di essere denunciati,  lo uccisero. Capirono allora che non erano stati capaci di resistere alle tentazioni, proprio come i peggiori tra gli uomini. Per punizione furono trasportati altrove e si ritrovarono sospesi per le caviglie in un pozzo profondo con  le teste rivolte verso l’acqua. Di giorno il sole batteva spaccando loro le labbra e bruciando le piante dei piedi. Con la gola secca e riarsa fissavano l’acqua fresca senza riuscire mai a raggiungerla. Di notte tremavano per il freddo. A volte quando le stelle erano posizionate nel modo giusto nel cielo, riuscivano a vedere la stella di  Al-Zuhra , la amavano, la desideravano, condannati ad una infelicità infinita.


Condividi l' articolo su Facebook