martedì 22 luglio 2014

Esplorando le antiche tradizioni della Palestina

ciò che i nostri nonni ci hanno raccontato di come era la loro vita in Palestina prima dello sradicamento


Le condoglianze 

Quando una persona moriva, la vita nei villaggi si fermava. Uomini e donne ricevevano le condoglianze in stanze diverse della casa. Agli uomini si serviva caffe' nero, mentre le donne si lamentavano ed intonavano canti tradizionali in memoria del defunto. Durante il periodo del lutto stretto, che durava normalmente tre giorni, il cibo veniva offerto dai parenti, gli amici ed i vicini di casa della persona deceduta, ma tutti gli abitanti del villaggio erano tenuti a partecipare al lutto, portando in dono ai familiari del morto riso e caffe'. Questi ultimi di solito indossavano abiti bianchi, il colore tradizionale del lutto e, per tutta la durata del periodo, evitavano di cucinare cibi "delle feste", come torte, biscotti e il kobbe, un piatto augurale a base di carne e grano.

Il fidanzamento 

Nei tempi passati, il fidanzamento veniva di solito "combinato" dalle famiglie, anche se era comunque necessario il consenso dei due giovani coinvolti. Le iniziali richieste di fidanzamento avvenivano, di norma, tra le donne delle famiglie. Solo se le donne trovavano un'intesa, entravano in campo gli uomini. Di solito il padre e gli zii del ragazzo chiedevano ufficialmente la mano della giovane ambita e, se la richiesta era accettata, si concordava l'ammontare della dote (dono nuziale in oro che lo sposo era tenuto a versare alla sposa) e, dinanzi ad almeno due testimoni, la lettura del primo capitolo del Corano sanciva l'avvenuto fidanzamento.

Il matrimonio

Nei matrimoni, la sposa e le donne della sua famiglia indossavano i thobe, bellissimi abiti tradizionali ricamati a mano secondo l'antica arte del punto a croce palestinese. L'abito della sposa veniva immerso in acqua profumata, le sue mani ed i suoi piedi decorati con henna. Le celebrazioni del matrimonio duravano di norma un'intera settimana, durante la quale tutti, conoscenti, amici, concittadini e parenti, partecipavano alle feste in onore degli sposi. Amici e vicini di casa offrivano in dono sacchi di riso, agnello e caffe', mentre i parenti donavano oro, denaro e pezzi di mobilio alla nuova coppia. Le canzoni matrimoniali, tradizionalmente, contenevano una nota di tristezza, come quella cantata dalle giovani spose che lasciavano le proprie madri per una nuova casa:
"Mamma mamma, conserva il mio cuscino per quando tornerò
 Mamma, mamma, non piangerò baciando i miei fratelli e le mie sorelle
 Mamma, mamma, conserva il mio fazzoletto per me
 Per quando andrò a salutare tutti i miei amici".
La notte delle nozze, lo sposo e la sposa, a cavallo, facevano un giro augurale per il villaggio, fino a raggiungere la piazza principale, dove i ragazzi cominciavano a ballare il debki (o dabka). I giovani formavano due file opposte, mentre le ragazze danzavano al centro delle file. Era d'obbligo che la madre e le sorelle dello sposo danzassero il debke.
Infine, veniva preparato uno speciale piatto per gli sposi: agnello ripieno di riso e noci, di solito offerto dalle nonne o, comunque, dai membri anziani della famiglia. La mattina successiva, la colazione per gli sposi veniva preparata dalle madri e consumata insieme ai quattro genitori.

Fonte: http://www.arabcomint.com/

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