giovedì 6 marzo 2014

Donne nel mondo arabo. La classifica di Reuters Foundation. ( seconda parte)

moroccan women

13° posto: Djibouti
Sono 7 le donne che siedono in Assemblea Nazionale, e che rappresentano l’11% dei membri.  La nota dolente di questo paese a metà classifica è l’altissima diffusione ancora oggi delle pratiche di mutilazione genitale.
12° posto: Barhain
Le donne hanno votato e acquisito il diritto di eleggibilità nel 2002. Sul fronte giudiziario la testimonianza di una donna ha lo stesso valore di quella di un uomo davanti alla Corte Islamica. Il 40% delle donne ha un impiego. L’età minima per il matrimonio è ancora di 15 anni, e il 30% delle donne sposate ha subito abusi dal coniuge.
11° posto: Mauritania
Il paese ha introdotto le quote rosa nelle liste elettorali. La maternità è riconosciuta nel mondo del lavoro con 98 giorni di permesso retribuiti e pure il controllo delle nascite, ma il 69% delle donne mauritane continua a subire in tenera età mutilazioni genitali.
10° posto: Emirati Arabi
Solo nel 2008 alle donne è stato concesso di intraprendere gli studi in legge. In un processo, la testimonianza della donna continua a valere la metà di quella di un uomo. Nei casi di violenza le vittime che denunciano devono raccogliere molti elementi di prova e rischiano comunque di essere accusate di adulterio. E’ vietato sposare uomini non musulmani.
9° posto: Libia
Nelle elezioni del 2012, 33 donne sono state elette in Consiglio Nazionale su 200 rappresentanti. Il paese ha un età minima di matrimonio piuttosto alta, 20 anni, la stessa per donne e uomini. Il 28% della forza lavoro totale del paese è composta da donne. 
8° posto: Marocco
Il Marocco è piuttosto avanti sul fronte del controllo delle nascite. Le violenze domestiche però continuano a verificarsi in numero elevato.Tra l’altro esiste un articolo del codice penale, il 496, che sancisce il reato di accoglienza di una donna che abbandona il tetto coniugale.
7° posto: Algeria
In Algeria le donne hanno il 31,6% dei seggi in Parlamento, e un’età media di matrimonio paragonabile a quella europea. Il 14 ottobre 2012 il paese ha firmato la prima convenzione contro le molestie sessuali.
6° posto: Tunisia
Nel 2002 la Tunisia ha finalmente concesso alle donne che sposano cittadini stranieri di trasferire la cittadinanza a marito e figli. Dal 2009 le donne non musulmane godono degli stessi diritti del coniuge. Per quanto riguarda la maternità, si ha diritto a 30 giorni di assenza dal lavoro. L’aborto è concesso entro i primi tre mesi di gravidanza.
5° posto: Qatar
Il Qatar ha salutato la prima giudice tre anni fa, mentre in politica solo un posto su 29 nel Consiglio Centrale è occupato da una donna. L’età media di nozze è di 25,4 anni. Per guidare le donne hanno ancora bisogno del permesso del marito, ma il 51% della forza lavoro totale è al femminile.
4° posto: Giordania
Dal 2003 le donne possono richiedere il passaporto senza il permesso del marito o del parente (uomo) più prossimo, anche se la società giordana resta estremamente patriarcale.
3° posto: Kuwait
Nel 2005 le donne hanno ottenuto il diritto di voto attivo e passivo, e oggi occupano almeno la metà dei 240 mila posti ministeriali. Sulla violenza e le molestie sessuali però non esiste ancora una legge specifica, e lo stupro fra le mura domestiche non è riconosciuto né punibile.
2° posto: Oman
Il 29% delle donne adulte ha un lavoro. Il divorzio è ammesso ma se la richiesta arriva dall’uomo non servono motivazioni che la giustifichino, mentre per la donna è necessario passare attraverso un procedimento legale di otto fasi prima che la sua richiesta venga accolta.
1° posto: Repubblica Federale Islamica delle Comore
Nell’arcipelago il divorzio non solo è ammesso, ma tutela le donne che mantengono la casa ed eventuali proprietà terriere. I reati sessuali sono riconosciuti e puniti. In politica ci sono due donne al vertice dei ministeri delle telecomunicazioni e del lavoro. 

Vai al rapporto completo: http://www.trust.org/spotlight/poll-womens-rights-in-the-arab-world/ 



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